La musica deve essere libera.
Libera dal mercato, dalla fama, dal successo, da ciò che il pubblico desidera, dall’intrattenimento superficiale, dall’ego degli artisti, dalla retorica della sofferenza e del genio sregolato; libera dalla ‘freschezza’ dei giovani e dall’ ‘esperienza’ dei vecchi, dagli stili e dai puristi di ogni genere, da chi impone il peso della propria tradizione, dai manuali di teoria, dai manierismi, dai conservatori, dal ‘giusto’ e dallo ‘sbagliato’.
Libera dalle conoscenze, dagli scambi di favori, dagli uffici stampa, dai manager, dagli agenti di booking, dai promoter, dal social marketing, dall’auto-promozione, dai presskit e dai demo; libera dal narcisismo, dalla necessità di auto-affermazione, di gratificazione sociale, di dimostrare la propria padronanza tecnica o la propria conoscenza; libera dalla pigrizia, dall’approssimazione, dalle scorciatoie dei furbi. Libera dai video, dalle immagini, dalle parole, dai testi, dai nomi e dai titoli.
Libera.