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  • Meridiani Simbolici

    Meridiani Simbolici

    di Lorenzo Frizzera

    C’è un punto, nel percorso di chi fa musica, in cui il suono smette di essere sufficiente. Non accade a tutti, per fortuna. Molti musicisti attraversano un’intera vita dentro la musica con massima soddisfazione, trovando nel gesto, nel suono e nella ripetizione una gratificazione profonda e necessaria. Penso ai grandi bluesman, per esempio, ma anche a molti miei amici: musicisti con un percorso integro e compiuto.

    In altri invece, ed è il mio caso, si insinua un’inquietudine diversa. Non una mancanza d’amore per il suono, né un desiderio di superarlo, ma la spinta a continuare ad andare altrove, a cercare un luogo nuovo ogni volta che quello precedente sembra ormai troppo confortevole. Spiriti erranti, diciamo. Ad un certo punto comporre e suonare uno strumento non basta più a contenere ciò che chiede di essere detto. Non per un senso di superiorità rispetto all’arte della musica, ma per una traiettoria che è ormai irrimediabilmente altra. È un passaggio lento e silenzioso, difficile da spiegare: il momento in cui la musica smette di essere fine a se stessa e reclama un orizzonte più ampio, un senso che vada oltre la performance, oltre l’intrattenimento, oltre l’affermazione di sé e delle proprie capacità.

    Questo progetto è nato così. Come un gioco in cui la musica fosse l’ultimo strato visibile di una costruzione complessa; come un frutto ha un seme, una polpa e una buccia, io sto costruendo una visione del mondo, una storia con i suoi personaggi e la musica che la descrive. 

    Ora, è un fatto: ciò che sto raccontando difficilmente può essere compreso senza aver attraversato gli articoli che lo precedono. Solaria è una costruzione stratificata, fatta di rimandi, meccanismi, metafore e di una logica musicale che richiede tempo, attenzione e un interesse che, legittimamente, ognuno decide come e dove investire.

    Nondimeno, questo viaggio resta per me straordinariamente appagante, a prescindere da quanto possa essere condiviso. Questa è anche un’avvertenza: ciò che segue non nasce come articolo isolato, ma come punto di arrivo di un percorso già avviato negli articoli precedenti.

    Sette meridiani

    I sette meridiani nascono dall’esigenza di dare una forma simbolica all’isola, di tradurre l’astrazione di un oggetto musicale, il ciclo delle quinte, in una geografia simbolica percorribile da una narrazione.

    Nel tempo in cui Solaria è attraversata da una frattura profonda — tra Nord e Sud, tra Concetto e Oggetto — i meridiani rappresentano delle linee di connessione: essi sottendono l’idea di un mondo compiuto, accordato, in cui gli opposti non vengono eliminati, ma tenuti insieme, riconosciuti e armonizzati.

    Tracciarli significa per me affermare che il senso dell’esistenza è un movimento che dall’origine attraversa i sette elementi — spazio, tempo, materia, energia, luce, informazione e coscienza — giungendo a completezza nell’arte, per poi ritornare all’unità iniziale, dove il viaggio è iniziato.

    Ogni linea tracciata è quindi un tentativo di ricomporre ciò che è stato spezzato: quel symbolum originario che è la nostra umanità, divisa e dispersa, ma ancora bramosa di ritrovarsi.

    L’armonia degli opposti

    Ognuno dei cinque meridiani naturali di Solaria getta un ponte tra due città opposte e complementari: unisce nazioni che la guerra vorrebbe nemiche, costringendole a riconoscersi come parti di un’unica struttura profonda, come i due poli di un singolo elemento. Nella simbologia musicale ciò si traduce in un intervallo di tritono, quella particolare distanza tra due note che, rovesciata, rimane immutata. Il tritono è l’unico intervallo in cui due note diverse si possono invertire senza che il numero di semitoni che li separa cambi. Rappresenta l’identità e l’armonia degli opposti.

    In sostanza ogni meridiano ricorda che nessuna porzione di verità può dirsi completa se non accetta di specchiarsi nel proprio opposto: ciò che il Nord afferra per chiarezza e astrazione trova compimento solo nel Sud, nella densità dell’esperienza e della materia.

    I cinque meridiani naturali

    Il meridiano dello spazio

    Il primo di questi legami è il meridiano dello Spazio, un arco teso tra l’infinità di Mugen (Db) — la città in cui si studiano l’infinito delle possibilità e le dinamiche emergenti dai sistemi non lineari — e la singolarità di Gea (G), dove il reale si comprende partendo dal particolare, dal singolo essere vivente, unico e irripetibile sebbene appartenga a un ordine più ampio.

    È un asse che respira tra l’immensamente grande e l’immensamente piccolo, quasi suggerendo che il cosmo non sia altro che il riflesso ingrandito di una cellula.

    Il meridiano della materia

    Accanto corre il meridiano della Materia, declinato nelle sue due istanze fondamentali: forma ed essenza.

    Da un lato il rigore di Nexus (Gb), dove la scienza tenta di imbrigliare l’infinito in strutture intelligibili; dall’altro il soffio vitale di Prahna (C), principio invisibile che anima ogni creatura. In questo asse la forma matematica e l’essenza vivente si riconoscono come inseparabili poiché senza una struttura l’universo è caos, ma senza il respiro vitale esso è solo un guscio inerte.

    Il meridiano dell’energia

    Il meridiano dell’Energia unisce Yantra (E) a Qo (Bb), tracciando il passaggio dalla potenza dell’energia in atto, incarnata dalla macchina, dall’industria e dall’azione, alla risonanza dell’energia potenziale, fatta di relazione, di empatia e comunicazione. Qo è infatti il luogo della diplomazia, dell’energia che non si è ancora manifestata ma che orienta il movimento e l’azione futura.

    Il meridiano del tempo

    Poco distante, il meridiano del Tempo connette la memoria tecnica di Sankofa (A) alla visione pedagogica di Amal (Eb).

    Il dialogo tra passato e futuro afferma che non esiste slancio verso il domani che non passi prima attraverso il riconoscimento del valore dell’esperienza, come condizione necessaria per poter immaginare e diventare ciò che saremo.

    Il meridiano della luce

    Infine l’asse della Luce collega la luce raggiante di Nuru (D) alla luce riflessa di Qamar (Ab). La luce è la Quintessenza, il principio che tiene insieme spazio e tempo, massa ed energia. Se a Nuru il divino o la verità filosofica si fanno azione creativa nel mondo a Qamar si aprono alla contemplazione e alla riflessione.

    La rifrazione spirituale

    Tutti i meridiani si incontrano nel centro di Solaria, ad Altaluna. Non è un caso. Il nome di Solaria deriva dalla luce che essa riceve e Altaluna è il territorio che simboleggia la ricezione di quei raggi solari, i quali diventano luce riflessa, luce lunare, da cui deriva il nome di questo altopiano.

    In Altaluna sono presenti i semi di una luce originaria, integra, non ancora separata nei suoi contrari. In essa gli elementi dell’esperienza umana — natura e tecnica, scienza, spirito, comunicazione — coesistono da prima che fossero distinti e separati.

    Altaluna è il prisma che rifrange la luce nei suoi diversi colori quando incontra l’umano: la luce di Solaria, attraversando Altaluna, non procede più in linea retta, ma si piega, si inclina e si differenzia. Non si spezza, ma si traduce. Ed è in questa deviazione che nasce l’esperienza umana come tale.

    Così, accanto ai meridiani che descrivono la relazione tra l’uomo e gli elementi del mondo, emergono altri due meridiani che descrivono l’esperienza umana in se stessa: essi derivano da un unico meridiano che in Altaluna si inclina, si rifrange, proprio come un raggio di luce che attraversa un prisma.

    L’esperienza umana

    Il meridiano della coscienza

    Il primo è il meridiano della coscienza e dell’anima, quello che riguarda la natura umana nella sua dimensione immateriale. È il meridiano che attraversa la città di Alma (B), e che interroga l’uomo non per ciò che fa o costruisce, ma per ciò che è. Lungo questo asse si collocano le domande fondamentali sull’identità, sull’origine della coscienza, sul rapporto tra soggetto e mondo, tra interiorità ed esperienza.

    Il meridiano della coscienza segna il punto in cui l’essere umano si riconosce come soggetto, come centro di esperienza, e prende atto del mistero che lo costituisce.

    Il meridiano dell’informazione

    Il secondo è il meridiano dell’informazione e del messaggio, quello in cui la natura e la materia si presentano all’uomo come domanda. È il meridiano che riguarda ciò che viene incontro al soggetto dall’esterno: i fenomeni, le strutture del mondo, i dati, i segni, tutto ciò che chiede di essere interpretato, compreso, tradotto in conoscenza.

    Questo meridiano è complementare a quello della coscienza: se il primo riguarda chi osserva, il secondo riguarda ciò che viene osservato; se uno nasce dall’interno, l’altro proviene dall’esterno. È nel loro incrocio che l’esperienza umana prende forma, come dialogo continuo tra un mondo che si offre come informazione e una coscienza chiamata a trasformarla in senso.

    Questo è anche il meridiano dell’arte. Dalla rifrazione della coscienza nel mondo nasce infatti l’esperienza artistica, non come fine ultimo, ma come sintesi provvisoria dell’esperienza umana in cui convergono tutti gli elementi. L’arte è infatti il luogo dell’armonia tra luce, coscienza e materia.

    Il ritorno all’anima

    Ma il movimento non è unidirezionale. Se dalla coscienza la luce giunge all’arte attraversando l’esperienza e la rifrazione spirituale, dall’arte è possibile il cammino inverso: l’opera, quando non si chiude in se stessa, torna ad essere domanda. E, attraversandola, l’uomo può risalire dal messaggio al senso, dal senso all’anima, dall’anima alla coscienza, fino ad interrogarsi sulla luce che l’ha generata.


    Per ascoltare e conoscere le prime due parti della mia composizione puoi vedere su YouTube i relativi video:

    01 – Il gioco della musica: vincere o giocare?

    02 – Il gioco della musica: ho creato una composizione palindroma

    Oppure ascoltarla direttamente su Spotify: