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    Luce

    di Lorenzo Frizzera

    Quando sto per addormentarmi la mia mente vaga in Solaria, traccia connessioni, interroga i personaggi che la abitano, vola sulle sue città. Può sembrare un esercizio futile, un passatempo per chi ha tempo da perdere; invece è il mio modo di comprendere il mondo reale. Solaria è la lente con cui osservo questo mondo: iniquo, polarizzato, manipolato; costruendo il mio mondo immaginario cerco di capire come funziona quello reale.

    Eppure questa creazione assomiglia poco all’invenzione e molto più all’esplorazione, alla scoperta. Quest’isola prende forma nella mia mente connettendo punti che già esistono e creandone altri per interpolazione, attività che mi spinge a studiare e approfondire aree a me sconosciute. E così Solaria diventa l’università che non ho mai frequentato, dove non ci sono esami da sostenere, ma pezzi di mondo da costruire.

    Quando le diedi il nome non sapevo cosa significasse Solaria; quando tratteggiai i confini delle sue nazioni avevo un’idea di massima, riguardante il fatto che al centro ci fosse un altopiano, ma non sapevo bene perché. Oggi tutto questo ha assunto un senso e in questo articolo spiego il perché.

    Gli elementi della natura

    In Sicilia, nella città di Akragas, oggi Agrigento, circa 2500 anni fa Empedocle propose una suddivisione dei costituenti fondamentali della natura in quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco. Una visione poi ripresa e sistematizzata da Aristotele.

    Schema dei quattro elementi e delle loro proprietà,
    dal Liber de sapiente di Charles de Bovelles, 1510.

    Nella mia lettura poetica e simbolica trovo delle assonanze, delle similitudini tra questi elementi e quelli alla base della fisica moderna: la terra per la massa, l’aria per lo spazio, il fuoco per l’energia e l’acqua per lo scorrere del tempo.

    La Quintessenza

    Aristotele introdusse la quintessenza, un quinto elemento distinto dagli altri quattro, non soggetto al divenire del mondo: la sostanza di cui riteneva fossero fatti i corpi celesti, eterni e immutabili, contrapposti alla caducità del mondo terrestre.

    In realtà, qualche secolo prima, nelle Upaniṣad, gli indiani avevano già proposto, seppure con una concezione meno propriamente fisica, gli stessi quattro elementi e un quinto principio, l’ākāśa, inteso come la condizione di possibilità che rendeva manifesti gli altri quattro.

    Nella mia lettura analogica questo quinto elemento, questa quintessenza è la luce; e il nome della mia isola immaginaria, Solaria, deriva proprio dall’idea che essa sia l’elemento in cui convergono simbolicamente tutti gli altri.

    Luce, spazio e tempo

    Secondo la relatività di Albert Einstein, la luce rappresenta la velocità limite che struttura il rapporto tra spazio e tempo, la soglia che definisce il tessuto stesso dello spazio-tempo. La velocità della luce rappresenta il confine oltre il quale il nostro universo non è più fisicamente descrivibile.

    Quello che più mi emoziona e mi colpisce della luce è il fatto che, quando illumina le nostre piazze, entra nelle nostre case e nei nostri occhi, proviene da una condizione che sfiora il metafisico. Alla velocità della luce il tempo e lo spazio collassano: per un fotone il tempo non scorre e lo spazio non si percorre; una luce nata all’alba dell’universo non è invecchiata di un millisecondo. Eppure la luce del sole è qui, e, proprio ora, sta illuminando le mie mani.

    La luce è l’infinito che abita il quotidiano.

    Luce, energia e materia

    La luce è un campo elettromagnetico la cui energia si propaga sotto forma di fotoni, un po’ come le onde nel mare. L’energia è una proprietà del campo elettromagnetico, sempre presente, ma non coincide con esso, proprio come la forza delle onde non coincide con il mare. Per questo la luce non è riducibile al concetto di energia, sebbene non ne possa prescindere.

    I fotoni non hanno massa e proprio per questo possono viaggiare alla velocità della luce, al contrario delle particelle che danno origine alla materia, le quali viaggiano necessariamente a velocità inferiori.

    La velocità della luce rappresenta quindi il limite che distingue le particelle dotate di massa da quelle che ne sono prive, ovvero ciò che è materia da ciò che non lo è. La luce non è materia.

    Dunque la luce non coincide né con l’energia, né con la materia, eppure è portatrice di energia e delimita i confini di ciò che è materia e ciò che non lo è.

    Informazione e coscienza

    I cinque elementi naturali — terra, aria, acqua, fuoco e luce — non contengono però due realtà fondamentali per gli esseri viventi e per l’esperienza umana: l’informazione e la coscienza.

    L’informazione è il messaggio, il significato; come le istruzioni contenute in un filamento di DNA, capaci di guidare la riproduzione e lo sviluppo della vita. Oppure come una partitura musicale: un insieme di segni, inerti sulla carta, che però contengono la possibilità di diventare suoni, gesti ed emozioni.

    La coscienza è invece ciò che riceve, comprende e interpreta quel messaggio: quella funzione che, con sfumature molto diverse, è stata chiamata logos nel mondo greco, buddhi in India, yi in Cina, ʿaql nel pensiero islamico.

    L’una non ha senso senza l’altra: non c’è informazione senza qualcuno che la decifri, non c’è coscienza senza qualcosa da comprendere.

    Insieme esse formano il dialogo profondo tra la realtà e chi la abita: tra l’uomo e l’universo, tra soggetto e oggetto. Ma, poiché l’uomo è parte dell’universo, anche l’universo diventa un soggetto che, tramite la coscienza umana, riconosce se stesso. Perché noi siamo pezzi di materia autocosciente.

    Per alcuni, come me, l’universo e l’umanità in esso contenuta sono l’oggetto di una volontà divina e così informazione e coscienza, oggetto e soggetto, possono essere interpretati anche in modo bidirezionale: sia Dio che l’uomo sono sia informazione che coscienza.

    Così questi non sono due semplici elementi: sono la dimensione di senso grazie a cui gli altri cinque diventano intelligibili. Ho così deciso di intendere la luce come il simbolo di ciò che mette in comunicazione la nostra coscienza con il significato, come la soglia attraverso cui l’informazione diventa consapevolezza, come del resto accade in molte culture, pur con fondamenti diversi: dalla luce del logos greco alla luce divina del cristianesimo, dall’Illuminismo settecentesco all’illuminazione del nirvana.

    E ciò avrà degli sviluppi nella meccanica di Solaria: anche se non so ancora come, immagino che per gli abitanti dell’isola la luce sia un mezzo con cui trasmettere e ricevere informazione e creare coscienza, a prescindere dal proprio apparato visivo.

    I tre assi del reale

    Dall’intreccio dei tre assi — spazio-tempo, materia-energia, coscienza-informazione — prende forma una croce tridimensionale dei sette elementi: una chiave simbolica, parzialmente radicata nella scienza moderna, in cui la luce occupa il centro come principio di connessione degli altri sei.

    Questa croce si può tradurre in modo coerente in un oggetto musicale sul quale si collocano le sette note di una scala. Ne scriverò in seguito.

    Sette territori

    I sette territori di Solaria corrispondono ai sette elementi, sebbene non in modo diretto.

    Le cinque nazioni centrali simboleggiano gli elementi naturali, mentre le isole minori, Alma ed Eos, staccate dal continente, rappresentano la coscienza e l’informazione. Altaluna, sull’altopiano centrale, simboleggia la luce e il suo nome è dovuto al fatto che si pone come luogo di ricezione e riflessione della luce solare, intesa come crocevia degli altri sei elementi. Altaluna è, per così dire, l’antenna di Solaria e il nome dell’isola proviene da ciò la abita pur provenendo da una condizione quasi metafisica: la luce del sole.

    La forma complessiva dell’isola richiama così quella croce tridimensionale, in cui i vertici e il punto centrale richiamano i sette elementi, sebbene non vi corrispondano direttamente.

    Nel prossimo capitolo racconterò di come ciò si connetta alle dodici capitali di Solaria – ognuna delle quali corrisponde ad una nota musicale – e ai sette meridiani simbolici che attraversano l’isola.


    Per ascoltare e conoscere le prime due parti della mia composizione puoi vedere su YouTube i relativi video:

    01 – Il gioco della musica: vincere o giocare?

    02 – Il gioco della musica: ho creato una composizione palindroma

    Oppure ascoltarla direttamente su Spotify: